Benvenuti nella nostra nuova rubrica di lettura!

D’ora in poi faremo i seri, anzi no… dai ci proviamo! 😁

Quando si pensa alla gioventù contemporanea, si fa riferimento alla generazione superficiale e distratta, a giovani senza valori. Sfatiamo questo mito che ci vede come dei noiosi e pigri ragazzi che non sanno più cosa sia la passione per qualcosa. A noi giovani non piace solo bazzicare sul web a tempo perso, ma ci piace l’arte, in ogni sua forma.

Leggere ci permette di nasconderci o ritrovarci nelle pagine di un libro, unico porto sicuro, in grado di farci riflettere sulla realtà in cui viviamo, imparare a comprenderla, metterla in discussione ed analizzarla con senso critico.

Quindi, mettetevi comodi, godetevi i nostri consigli e leggete, leggete per conoscervi e non smettere mai di stupirvi.

La Nona Casa – Leigh Bardugo

“Sì dice <<il Velo>>, ma noi sappiamo che i Veli sono molti, e ciascuno costituisce una barriera tra il nostro mondo e l’aldilà. (…) Sappiamo anche che ci sono molte terre di confine dove i morti possono entrare in contatto con i vivi.(…) Una conclusione naturale è che esistano anche molti inferni. Ma se simili posti esistono, rimangono impenetrabili per noi, sconosciuti e nascosti. Perché non c’è esploratore così intrepido e ardito da osare percorrere la strada per l’inferno.”

La singolare protagonista del romanzo Galaxy Stern, uscita misteriosamente indenne da un pluriomicidio , ottiene miracolosamente una seconda opportunità dopo una vita difficile e dolorosa vissuta nell’indifferenza del mondo. Il riscatto avviene con una borsa di studio, donatale da misteriosi benefattori, per frequentare una delle università più prestigiose del mondo, Yale. Ma dov’è l’inganno? A Yale infatti gravitano otto società segrete dell’occulto che la protagonista ha il compito di monitorare grazie ad una
sua peculiare abilità. I raccapriccianti rituali necromantici saranno solo una delle tante attività sinistre e più fuori dal comune di quanto qualunque mente possa immaginare. Sarà compito dell’eroina audace indagare i segreti agghiaccianti che avvolgono Yale mettendo a rischio la sua vita.

 

Dal punto di vista narrativo, il romanzo è avvincente e intrigante nonostante alcuni colpi di scena possano risultare prevedibili in quanto il libro segue, in particolare modo verso la fine, un modus operandi che molti thriller hanno.
Tuttavia è godibile e coinvolgente tanto che l’autore dell’orrore per eccellenza Stephen King lo definisce “uno dei romanzi fantasy più belli che abbia letto negli ultimi anni”. Una nota di merito va all’autrice per la caratterizzazione dei personaggi ma in particolare della protagonista, antieroina per eccellenza spinta esclusivamente dalla sua morale, così squisitamente umana nella sua codardia in determinate circostanze e della sua audacia in altre. Non è un personaggio che si scaglia sempre dalla parte del “giusto”, spesso e volentieri anch’essa viene sedotta dal potere della magia nera ma la sua ambiguità e l’oscurità che la contraddistingue la rende più reale.

 

Una storia ipnotica di potere e privilegio, di corruzione e ipocrisia, un dark academia da non perdere!

OGNI COSA E’ BELLISSIMA, E IO NON HO PAURA –  Yao Xiao

“A partire da questa notte, diventa una persona più semplice. Sii aperta di mente. Sii coraggiosa. Sii forte. Sii calorosa. Diventa la persona che dicevi saresti diventata molti anni fa. Lasciati trasportare dall’arte. Fai un sacco di cose. Continua a lottare per te stessa.”

Ogni cosa è bellissima, e io non ho paura è una graphic novel autobiografica splendente e coraggiosa sulla personale ricerca di una appartenenza più vera e profonda, e di un amore che superi le barriere della paura di affidarsi e rivelarsi davvero per ciò che siamo.

 

L’autrice, che si autodefinisce un’immigrata queer, riflette su cosa significhi affrontare le paure e le incertezze dell’essere soli, e in particolare scontrarsi con i retaggi culturali del passato.

 

Il suo desiderio è quello di integrarsi ma non uniformarsi, vuole vivere in libertà, senza imposizioni, pur sperando di trovare nella famiglia un aiuto per affermare la propria identità. Prenderemo parte ad un lungo viaggio interiore per conoscerci e ritrovare una sensazione di appartenenza, imparando ad essere noi stessi senza aver paura di deludere chi si ama.

 

Sono chi sono, niente di più, niente di meno.

Il grande Gatsby – F.J.K. Fitzgerald

“-Non si può ripetere il passato.-
-Non si può ripetere il passato? Certo che si può.- risponde Gatsby”.

Il capolavoro per eccellenza di Fitzgerald porta con sé due grandi temi: il “Sogno Americano” e la potenza dell’illusione.

 

Le illusioni di un’epoca sfavillante ed eccentrica, fiumi di alcool e la musica jazz: questa è la sintesi dei “ruggenti anni ’20” negli Stati Uniti, gli anni degli eccessi, delle trasgressioni e del lusso. Fitzgerald crea magistralmente l’atmosfera vistosa e smisurata in voga negli Stati Uniti che tuttavia cela una realtà fatta di solitudine e fragilità incarnata perfettamente nel personaggio stravagante e sfuggente di Jay Gatsby. Il “self made man”, l’uomo che più che un personaggio, è il simbolo dell’ideale americano fatto di sacrifici e duro lavoro fino al raggiungimento del successo a qualunque costo, un Sogno destinato a decomporsi sotto lo sfavillio di facciata, con l’inizio della crisi di Wall street nel ’29.

 

Il materialismo e l’ipocrisia di cui la società statunitense era (ed è) fortemente impregnata negli anni ’20 e il cieco ottimismo nei confronti del futuro, si concretizzano nel personaggio così vago di Jay Gatsby, così irremovibilmente
propositivo e cieco, tanto da plasmare la realtà a suo piacimento nella speranza di un futuro migliore.

 

Un altro tema cardine del romanzo che rende il protagonista un’immortale figura tragica è la dislocazione temporale.
L’eccentrico Gatsby vive in un passato senza fine che proietta costantemente nel futuro dimenticando di vivere il presente. “Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.”

 

La sua totale devozione verso il suo sogno romantico è una metafora della condizione stessa dell’esistenza, vittima della sua colossale illusione. Gatsby non verrà mai a patti con la realtà ma rincorrerà sempre il passato rimanendone imprigionato.

 

Ciò che la penna di Fitzgerald ritrae è la coscienza del fallimento; il mondo sfavillante di cui gli Stati Uniti sono portatori (il Sogno americano) è basato sull’effimero e destinato a sgretolarsi, così come la ricchezza che sembrava illimitata. E Gatsby, il sognatore sconfitto, è il simbolo di una sconfitta di un modo di vivere e pensare che celano l’inconsistenza dell’essere umano e la fugacità della sua stessa vita.

L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA – Tiffany McDaniel

“È uno spreco di tempo vivere meglio quando non si ha nessuno di cui prendersi cura e nessuno che si prenda cura di noi”

Nell’estate del 1984, il Diavolo fa la sua apparizione, un ragazzino di colore con gli occhi verdi e la saggezza di un vecchio di nome Sal.

 

Da quel momento le vicende porteranno a far crescere l’odio verso un ragazzino che è solo l’incarnazione di un odio più profondo e generale, Sal sarà l’espediente per far emergere il male, la menzogna e l’odio.

 

Una storia che colpisce nel profondo. Sarà perchè il Bene e il Male sono gli estremi della nostra esistenza, in grado di far emergere le domande e le paure più inquietanti.
Un libro che incarna la condizione di neri, di omosessuali e di chiunque si trovi in una condizione di emarginazione.

 

Ci racconta la paura e l’odio del diverso e la difficoltà di stabilire un confine tra vittima e carnefice.

 

“Essere il diavolo significava diventare un bersaglio, ma anche possedere qualcosa che un semplice ragazzo non ha. La gente lo guardava, ascoltava quello che diceva. Essere il diavolo lo rendeva importante. Visibile. Non è questa la tragedia più grande? Quando un ragazzo è costretto a essere il diavolo per contare qualcosa?”

Abbiamo sempre vissuto nel castello – Shirley Jackson

“Era un pezzo che a casa nostra non si sentivano tutte quelle parole, e ci sarebbe voluto un bel po’ per spazzarle via tutte.”

Dai toni sinistri e inquietanti, “Abbiamo sempre vissuto nel castello” tratta di una quotidianità apparentemente normale di due sorelle e il loro zio invalido che vivono in una villa lontano dalla città, detestati dagli abitanti. Ma la
solitudine non sembra essere motivo di sofferenza, in particolare per la singolare Mary Katherine, protagonista nonché narratrice del romanzo. Attraverso le lenti della giovane donna, il lettore scorge una vita ordinaria,
caratterizzata dalla passione per il giardinaggio e la buona cucina, dove aleggia una sorta di felicità idilliaca, se non fosse che tutti i membri della famiglia Blackwood sono morti misteriosamente avvelenati sei anni prima. L’armonia a
tratti sinistra della piccola famiglia viene spezzata dall’arrivo di un Intruso, un estraneo impersonificato da un lontano cugino di nome Charles. La storia acquista toni sempre più inquietanti e macabri grazie alla sottile arte del non detto, che l’autrice con maestria utilizza per creare un’atmosfera agghiacciante che angoscia e al contempo intriga il lettore.
Un thriller psicologico che disorienta, turba e inquieta fino all’ultima pagina.

SCURA E’ LA NOTTE, LUMINOSE LE STELLE  – Paul Broks

“L’assenza mi pugnala”

Che cosa significa essere umani, e cosa è, se esiste, l’anima?

Paul Broks, illustre neuropsicologo inglese, dopo aver perso la moglie si immerge in un processo di scoperta del lutto, “del sapere profondo che lei non è più qui”. E in quella profondità riflette sul significato di memoria, universo e morte.

 

Scura è la notte, luminose le stelle è un libro sulla capacità mitologica dell’essere umano di riempire quel vuoto e trovare risposte con il mito, l’ignoto, la filosofia e la scienza.

 

Ascolterete i ricordi dell’autore, incontrerete divinità, uomini che avevano perso la memoria, mostri che arrivano di notte nel sonno, casi clinici, allucinazioni sonore e visive, qualia, imperatori.

 

Non spaventatevi però perché Broks vi terrà per mano, illuminando ogni racconto di questo viaggio, illustrando cose che credevate impossibili da comprendere.

 

Una riflessione sulla memoria e sulla sua percezione, su ciò che ci rimane o che crediamo sia rimasto, un labirinto pieno di dolore e difficoltà, strade cieche.

 

Sta a noi uscirne coscienti di ciò che abbiamo superato e ciò che siamo.

 

Sta a noi salvarci, alzare gli occhi al cielo buio ed ammirare le stelle che risplendono più che mai.

L’amica geniale – Elena Ferrante

“Non ho nostalgia della nostra infanzia. È piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa, fuori, ogni giorno, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così è basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.”

La vita non è facile per Lila e Elena, residenti nella periferia modesta di una Napoli dura e cinica degli anni 50. Non c’è spazio per i sogni ingenui che i bambini coltivano fin da piccoli. Ma loro lo sanno, sanno che non basta avere fiducia nelle proprie capacità per diventare chi sognano di essere. E quindi succede che non si scontrano mai con una realtà cinica che non lascia spazio per le ambizioni, perché il cinismo e la difficoltà della vita nel quartiere si comincia a far sentire fin da piccole, tanto che è insita in un sistema che si pensa non possa cambiare.

 

“L’amica geniale” racconta con un realismo minuzioso cosa vuol dire la vita di quartiere, senza maschere né accorgimenti per indorare la pillola; lo si percepisce nei racconti concreti e drammaticamente reali delle protagoniste.
Ci racconta che non è vero che con la retorica del “lavorare sodo” si arriva ovunque perché il punto di partenza non è per tutti lo stesso. Il fardello della povertà ostacola e spesso calpesta i sogni, le ambizioni, la creatività, l’intuizione.

 

C’è sempre chi dovrà lavorare più degli altri, rischiare di accontentarsi perché la strada è troppo lunga, troppo tortuosa.
È un problema che ci tocca da molto vicino. La pandemia ha messo un Paese in ginocchio con arroganza e senza possibilità di replica. Succede che le disuguaglianze già esistenti in Italia si accrescono, che per alcuni si creano
opportunità nuove, per altri si chiudono le porte. Succede che chi ha il privilegio di trovarsi in una condizione socioeconomica migliore, ha meno da perdere di chi un lavoro non lo ha più e non ha le spalle coperte.
400 giorni. 400 giorni sono passati dall’inizio della pandemia. 400 giorni di dolore, di stanchezza, di frustrazione.
Potremmo fare molta retorica, potremmo dirci che basta credere in noi stessi, lottare per quello che vogliamo diventare ma quando inevitabilmente ci scontriamo con la realtà frenetica e cinica del mondo del lavoro -o del mondo
accademico- , ci accorgiamo come essere bravi non basta, come tutta la creatività e le aspirazioni che abbiamo possono essere fattori che contribuiscono al nostro successo ma non saranno mai abbastanza.

 

È dunque giusto condannare i ricchi? No. È giusto che ci sia un sistema meritocratico che trascenda dalla condizione socio economica dell’individuo? Sì. Ci insegna questo “l’amica geniale” , ci insegna senza troppa tenerezza che chi la scuola non se la può permettere non va avanti solo con le intuizioni, con l’intelligenza. L’ignoranza, la povertà e la violenza sono il riflesso di una società che non ha fatto abbastanza negli anni 50 nel quartiere fatiscente di Napoli e
non sta facendo abbastanza adesso con un Paese in ginocchio e con una discrepanza fra ricchi e poveri sempre più marcata. Ecco che possiamo drammaticamente percepire il significato ultimo del romanzo. Non è solo una storia di un’amicizia, ma è una storia di amicizia sullo sfondo di una società ipocrita e controversa dove la violenza è all’ordine del giorno.

 

A che punto ci troviamo noi in Italia? Le ingiustizie politiche e sociali possono essere considerate acqua passata o la condizione di partenza di una famiglia condiziona ancora fortemente il futuro di un giovane?

NEVE – Maxence Fermine

“Le poesie sono acqua che scorre, come questo fiume. È esattamente questo che voglio fare. Imparare a guardare il tempo che scorre.”

Una storia in grado di rendere la neve il filo conduttore del destino dei personaggi, danzando tra le loro vite fino a creare un equilibrio sottile in grado di unire le loro storie.
Un piccolo romanzo che è come una poesia, delicato e candido come il suo titolo, eppure in grado di lasciare una traccia indelebile in chi lo legge.

“E si amarono l’un l’altro
Sospesi su un filo
Di neve”

CHIAMAMI COL TUO NOME – Andrè Aciman

“Ma questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta”

La grande forza di “Chiamami col tuo nome” conosciuto principalmente per la trasposizione cinematografica con la regia di Luca Guadagnino, risiede nella semplicità, nella purezza di un amore vissuto e raccontato senza sovrastrutture né esasperazioni che spesso contraddistinguono le rappresentazioni di una relazione amorosa in un libro o in un film. È semplicemente reale nella sua gioia e sofferenza.

 

Uno degli elementi che più si apprezzano è il continuo richiamo al passato; Elio, la voce narrante ci racconta la storia di “un paradiso scoperto e già perduto”. Mentre nel film, l’atmosfera è onirica e la realtà sembra quasi ovattata, il romanzo è intriso di malinconia, di qualcosa che poteva essere ma non è mai stato, tanto che gli stessi protagonisti si ritroveranno un giorno a confessarsi “questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta”

Perché il bambino cuoce nella polenta – Aglaja Veteranyi

“In ogni nuova città, scavo un buco davanti alla nostra roulotte, ci metto dentro la mano, poi la testa e ascolto Dio che respira e mastica sotto terra. A volte vorrei seppellirmi tutta per andare da Lui, anche se ho paura che mi morda.
Dio è sempre molto affamato.”

Una bambina, figlia di artisti circensi, ci porta nel suo mondo, scandendo brevi
frasi continuamente puntate, facendoci respirare insieme a lei.

 

Perché il bambino cuoce nella polenta?

 

La sorella della nostra piccola protagonista prova a darle delle risposte, in un
tentativo di distrarla dalla costante ossessione che sua madre possa morire
proprio in quel momento, durante lo spettacolo del circo.
Così, come decorazione alle continue riflessioni della ragazzina, si intercorrono
viaggi, avventure e drammi, il tutto come semplice condimento ai suoi pensieri,ognuno dei quali dovrebbe essere incorniciato ed appeso al muro.

 

Il romanzo di Aglaja Veteranyi ci parla di famiglia, infanzia, del bagaglio che
inevitabilmente portiamo sempre con noi, inconsapevoli del suo peso.

PICCOLE DONNE – Louisa May Alcott

“Le donne hanno una mente e un’anima, oltre che un cuore. Hanno ambizioni e talento, oltre alla bellezza, e sono così stanca delle persone che dicono che l’amore è tutto ciò per cui una donna è adatta.”

Un classico senza tempo di amicizia, amore e emancipazione femminile.

 

Sullo sfondo della sanguinosa guerra di Secessione americana, seguiamo l’avventura tutta al femminile di quattro sorelle che seppur in modo diverso si ribellano alle convenzioni sociali avendo il coraggio di inseguire i loro sogni. Chi la pittura, chi la scrittura e chi la musica, le quattro ragazze mettono in discussione i ruoli stereotipicamente associati alle donne. Seppur paternalistico e moralista per certi versi, “Piccole donne”, si può definire oltre
che uno dei classici intramontabili, anche un romanzo decisamente all’avanguardia rispetto all’epoca in cui è stato scritto. Presentare un quadretto familiare domestico ricco di personaggi femminili impavidi e così restii alle norme sociali vigenti dell’epoca in un romanzo dell’800, (spicca in modo particolare la ribelle e ambiziosa Jo, alter ego della scrittrice) mostra come fin da allora, le donne lottavano contro le disuguaglianze di genere, contro la
stereotipizzazione dei generi e le restrizioni sociali che alle donne venivano imposte.

 

Un inno all’emancipazione femminile e all’inizio di una lunga lotta contro il patriarcato che permane tuttora.

 

Piccole donne è anche un buon punto di partenza per riflettere sul tema delicato della discriminazione di genere e quanto possa essere anche inconsciamente presente nel modo di pensare e agire degli individui. Proprio come nell’800, pur essendo più vicini alla parità economica, politica e sociale dei generi, c’è ancora molto da fare, tante convinzioni e pregiudizi da sradicare, che si presentano nella quotidianità in modo indiretto e insidioso, tanti diritti di cui le donne non godono a pieno. È un percorso non senza ostacoli e
sofferenze, ma è più corto di ieri e più lungo di domani.

QUANDO TUTTO E’ DETTO – Anne Griffin

“Sono qui per ricordare: tutto ciò che sono stato e tutto ciò che non sarò mai più”

Nella maggior parte dei casi si beve per dimenticare, in questa storia, invece, si beve per ricordare.
Saremo presenti ad ognuno dei cinque brindisi che il protagonista assaporerà, ognuno con il suo sapore unico, proprio come le cinque persone a cui verranno rivolti.
Ad accompagnarci in questa emozionante storia c’è una scrittura lieve e coinvolgente, in grado di farci entrare in empatia con il protagonista, permettendoci di addentrarci nelle sue emozioni più intime.
E quindi, una volta che tutto è detto, non ci rimane che voler tornare dalla persona la quale ci sentiamo a casa.

IL CERVO E IL BAMBINO – Francesco Vidotto

“Ma gli uomini sono tutti adulti? No, ve ne sono anche di saggi, li chiamano bambini”.

La semplicità è indubbiamente la forza di questa breve ma potente storia.
Una storia che ci parla della natura e dei suoi valori che l’uomo non riesce a cogliere, impossessandosi della libertà altrui per sentirsi appagato.
Sarà un bambino a farci da maestro, con la sua innocenza e amore per la vita, insegnandoci il rispetto e l’amore verso ciò che ci circonda.
Un piccolo ma emozionante inno al bambino che è dentro ognuno di noi, grazie al quale con immensa semplicità e genuinità è ancora in grado di rendere il mondo un posto migliore.

SHANTARAM – Gregory David Roberts

“Nella vita di ognuno di noi -poco importa che sia vissuta nell’abbondanza o nella miseria nulla porta più conoscenza del fallimento, e più chiarezza del dolore. E nella minuscola, preziosa saggezza che otteniamo, quei nemici temuti e odiati -dolore e fallimento- hanno diritto e ragione di esistere.”

Tra i profumi e i sapori della caotica Bombay, seguiamo l’avventura del protagonista Greg, criminale fuggito da una prigione di massima sicurezza in Australia, trovatosi a Bombay per nascondersi dalla giustizia. In India, il destino cala la sua carta tra amori, droga, criminalità organizzata e la più totale e genuina immersione in una cultura così tanto diversa da quella che conosciamo noi. Un passato cupo tormenta il protagonista ed egli dovrà
necessariamente fare i conti col senso di colpa per ciò che è stato e ciò che ha fatto.

È riduttivo definire Shantaram come un romanzo d’avventura, perché è anche intriso di una spiritualità profonda; temi come la redenzione, la capacità di perdonare e di perdonarsi, la ricerca ostinata della libertà sono elementi cardine del romanzo. Shantaram è uno di quei romanzi da leggere quando si ha il cosiddetto blocco del lettore. Avvincente e temerario ma anche profondamente introspettivo, questo libro riesce ad insediarsi nel cuore del lettore con una facilità disarmante, -complice anche la scrittura non
pretenziosa e scorrevole- tanto che le molte pagine, che inizialmente possono spaventare, non saranno un problema quando inizi ad affezionarti alla Bombay così controversa ma così vera e ai suoi abitanti nonché allo stesso protagonista che si impara ad amare apprezzandone tutte le sue sfaccettature e la sua natura profondamente umana.

Fun fact: è un romanzo autobiografico basato sull’esperienza vera di Roberts, al tempo rapinatore evaso dal carcere di Pentridge e rifugiatosi in India, a Bombay, dove ha vissuto per 10 anni prima di essere catturato nuovamente. In prigione, decide di scrivere Shantaram nei 13 lunghi e tormentati anni.

L’ARTE DI AMARE – Erich Fromm

“ Amore è interesse attivo per la vita e la crescita di ciò che amiamo. Là dove manca questo interesse, non esiste amore”

Con un excursus ricco di esempi, Erich Fromm ritrae l’immagine di una società, oggi più che mai attuale, malata d’amore e incapace di amare, persuasa dal senso di solitudine.

Saremo in grado di amare veramente solo quando ameremo noi stessi, quando sapremo stare serenamente soli, amando non per necessità, ma per la gioia nel dare, fondendosi con un individuo restando tuttavia due entità distinte.
Sarà mai possibile scrivere un ricettario per imparare ad amare? Assolutamente no.

Questo libro non vi darà alcuna risposta se non sarete in grado di cogliere e porvi la
domanda.

LA CASA DEI GUNNERRebecca Kauffman

“Magari sarà la cosa più bella che vedremo in tutta la nostra vita, avevano detto, parlando dell’eclissi.”

Questo romanzo ti immerge nel mondo di un gruppo di amici che, pagina dopo pagina, diventa anche il tuo. In alcuni passaggi ognuno può trovare stralci della propria infanzia: metodi per superare la noia che si sa, da bambini è sempre tanta; un personaggio molto simile a quell’amico delle elementari che chissà che fine ha fatto; ricordi lontani ma a tratti nitidi.
Racconta le prime amicizie che spesso perdi per strada, a volte mantieni, raramente riscopri. In questo romanzo, un episodio tragico permette a quei legami di ritrovarsi.

Il personaggio di Mikey, la sua complessità e profondità, è il fulcro di questo libro e collante della compagnia dei cinque amici, ormai adulti.

La sua emotività quasi bloccata è descritta spesso con la parola vuoto, una sensazione costante e inspiegabile, solo nelle ultime pagine trova risposta.
Un libro intrigante all’inizio e commuovente poi.

DIO DI ILLUSIONI – Donna Tartt

“Bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare”

Fino a dove si spinge il fascino del male?  E perché ciò che segretamente reputiamo bello è in qualche modo spaventoso?
Questi sono gli interrogativi indagati  in uno dei più grandi casi editoriali degli anni Novanta.

Il romanzo riflette su quanto siano potenti gli effetti del macabro, del grottesco e del mortorio sulla nostra psiche, elementi che in un’opera d’arte ci affascinano quanto terrorizzano. “La bellezza è raramente dolce o consolatoria. Quasi l’opposto. La vera bellezza è sempre un po’ inquietante.”

La concezione di “bello” per il mondo greco era ordine, armonia, simmetria, tuttavia l’esistenza dell’irrazionale nel mondo sensibile veniva accolta, contemplata ed esorcizzata. Perdere il controllo, “frantumare le catene del nostro essere” è ciò che i greci facevano per liberare di tanto in tanto quell’Io animalesco che i popoli civilizzati ossessionati dalle norme, dai valori e dal sempre più imponente Io razionale, hanno cercato di reprimere. Gli antichi greci incanalavano tali impulsi distruttrivi, non umani, in diversi rituali che sconvolgevano le leggi e i costumi. I cosiddetti “riti dionisiaci” toglievano le inibizioni dell’uomo e lo riducevano all’Io primitivo, selvaggio, libero dagli schemi sociali. Il caos generato da violenza e perdita del sé non aveva un’etica. Non era dunque né giusto né sbagliato.
Tali riti erano in qualche modo purificatori, prevenendo l’accumulazione di una forza primordiale distruttrice.

Quanto siamo diversi dai greci?

Il romanzo dunque ci invita a riflettere su quanto sia difficile da ammettere che l’idea di perdere il controllo sia affascinante quanto terrificante in un mondo dominato dalla razionalità.

Una riflessione sul male in ogni sua forma e il fascino irresistibile che esercita sulle anime apparentemente genuine perché ogni uomo ha a che fare con una parte di oscurità dentro di sé. Il lettore in questo caso è un outsider che da un lato condanna fermamente le violenze commesse, e dall’altro è inspiegabilmente rapito dalle dinamiche grottesche del romanzo, sedotto dal Male.

Quanto conosciamo noi stessi? E quanto possiamo scoprirci persone che non riconosceremmo?

TEMPI ECCITANTI –  Naoise Dolan

“Ecco cosa spaventa le persone che vogliono provare a entrare in intimità come te. Sanno che le respingerai. Hai rotto con l’amore della tua vita perché ti sei accorta che aveva il potere di feriti.”

Naoise Dolan ritrae in modo brillante e tagliente la difficoltà che hanno i giovani contemporanei non solo di esprimere i propri sentimenti ma di provarli in modo genuino. In una società sempre più mossa dal calcolo, la logica del guadagno capitalista si insidia anche nelle relazioni interpersonali, dove lo sfruttare e l’essere sfruttati per tornaconto personale appare l’unica scelta, se l’opzione risiede nel mostrarsi vulnerabili. Le parole di uno dei personaggi di questo romanzo, forse eccessivamente caustico, riflettono il profondo disagio di un’intera generazione e l’incapacità di comunicare le emozioni e di viverle come se fossero già destinate a finire.

A tutti, almeno una volta nella vita, è capitato di guardare il mondo con occhio cinico e disincantato e di misurare l’importanza di una relazione secondo una logica di guadagno.