Benvenuti nella nostra nuova rubrica di lettura!

D’ora in poi faremo i seri, anzi no… dai ci proviamo! 😁

Quando si pensa alla gioventù contemporanea, si fa riferimento alla generazione superficiale e distratta, a giovani senza valori. Sfatiamo questo mito che ci vede come dei noiosi e pigri ragazzi che non sanno più cosa sia la passione per qualcosa. A noi giovani non piace solo bazzicare sul web a tempo perso, ma ci piace l’arte, in ogni sua forma.

Leggere ci permette di nasconderci o ritrovarci nelle pagine di un libro, unico porto sicuro, in grado di farci riflettere sulla realtà in cui viviamo, imparare a comprenderla, metterla in discussione ed analizzarla con senso critico.

Quindi, mettetevi comodi, godetevi i nostri consigli e leggete, leggete per conoscervi e non smettere mai di stupirvi.

Perché il bambino cuoce nella polenta – Aglaja Veteranyi

“In ogni nuova città, scavo un buco davanti alla nostra roulotte, ci metto dentro la mano, poi la testa e ascolto Dio che respira e mastica sotto terra. A volte vorrei seppellirmi tutta per andare da Lui, anche se ho paura che mi morda.
Dio è sempre molto affamato.”

Una bambina, figlia di artisti circensi, ci porta nel suo mondo, scandendo brevi
frasi continuamente puntate, facendoci respirare insieme a lei.

 

Perché il bambino cuoce nella polenta?

 

La sorella della nostra piccola protagonista prova a darle delle risposte, in un
tentativo di distrarla dalla costante ossessione che sua madre possa morire
proprio in quel momento, durante lo spettacolo del circo.
Così, come decorazione alle continue riflessioni della ragazzina, si intercorrono
viaggi, avventure e drammi, il tutto come semplice condimento ai suoi pensieri,ognuno dei quali dovrebbe essere incorniciato ed appeso al muro.

 

Il romanzo di Aglaja Veteranyi ci parla di famiglia, infanzia, del bagaglio che
inevitabilmente portiamo sempre con noi, inconsapevoli del suo peso.

PICCOLE DONNE – Louisa May Alcott

“Le donne hanno una mente e un’anima, oltre che un cuore. Hanno ambizioni e talento, oltre alla bellezza, e sono così stanca delle persone che dicono che l’amore è tutto ciò per cui una donna è adatta.”

Un classico senza tempo di amicizia, amore e emancipazione femminile.

 

Sullo sfondo della sanguinosa guerra di Secessione americana, seguiamo l’avventura tutta al femminile di quattro sorelle che seppur in modo diverso si ribellano alle convenzioni sociali avendo il coraggio di inseguire i loro sogni. Chi la pittura, chi la scrittura e chi la musica, le quattro ragazze mettono in discussione i ruoli stereotipicamente associati alle donne. Seppur paternalistico e moralista per certi versi, “Piccole donne”, si può definire oltre
che uno dei classici intramontabili, anche un romanzo decisamente all’avanguardia rispetto all’epoca in cui è stato scritto. Presentare un quadretto familiare domestico ricco di personaggi femminili impavidi e così restii alle norme sociali vigenti dell’epoca in un romanzo dell’800, (spicca in modo particolare la ribelle e ambiziosa Jo, alter ego della scrittrice) mostra come fin da allora, le donne lottavano contro le disuguaglianze di genere, contro la
stereotipizzazione dei generi e le restrizioni sociali che alle donne venivano imposte.

 

Un inno all’emancipazione femminile e all’inizio di una lunga lotta contro il patriarcato che permane tuttora.

 

Piccole donne è anche un buon punto di partenza per riflettere sul tema delicato della discriminazione di genere e quanto possa essere anche inconsciamente presente nel modo di pensare e agire degli individui. Proprio come nell’800, pur essendo più vicini alla parità economica, politica e sociale dei generi, c’è ancora molto da fare, tante convinzioni e pregiudizi da sradicare, che si presentano nella quotidianità in modo indiretto e insidioso, tanti diritti di cui le donne non godono a pieno. È un percorso non senza ostacoli e
sofferenze, ma è più corto di ieri e più lungo di domani.

QUANDO TUTTO E’ DETTO – Anne Griffin

“Sono qui per ricordare: tutto ciò che sono stato e tutto ciò che non sarò mai più”

Nella maggior parte dei casi si beve per dimenticare, in questa storia, invece, si beve per ricordare.
Saremo presenti ad ognuno dei cinque brindisi che il protagonista assaporerà, ognuno con il suo sapore unico, proprio come le cinque persone a cui verranno rivolti.
Ad accompagnarci in questa emozionante storia c’è una scrittura lieve e coinvolgente, in grado di farci entrare in empatia con il protagonista, permettendoci di addentrarci nelle sue emozioni più intime.
E quindi, una volta che tutto è detto, non ci rimane che voler tornare dalla persona la quale ci sentiamo a casa.

IL CERVO E IL BAMBINO – Francesco Vidotto

“Ma gli uomini sono tutti adulti? No, ve ne sono anche di saggi, li chiamano bambini”.

La semplicità è indubbiamente la forza di questa breve ma potente storia.
Una storia che ci parla della natura e dei suoi valori che l’uomo non riesce a cogliere, impossessandosi della libertà altrui per sentirsi appagato.
Sarà un bambino a farci da maestro, con la sua innocenza e amore per la vita, insegnandoci il rispetto e l’amore verso ciò che ci circonda.
Un piccolo ma emozionante inno al bambino che è dentro ognuno di noi, grazie al quale con immensa semplicità e genuinità è ancora in grado di rendere il mondo un posto migliore.

SHANTARAM – Gregory David Roberts

“Nella vita di ognuno di noi -poco importa che sia vissuta nell’abbondanza o nella miseria nulla porta più conoscenza del fallimento, e più chiarezza del dolore. E nella minuscola, preziosa saggezza che otteniamo, quei nemici temuti e odiati -dolore e fallimento- hanno diritto e ragione di esistere.”

Tra i profumi e i sapori della caotica Bombay, seguiamo l’avventura del protagonista Greg, criminale fuggito da una prigione di massima sicurezza in Australia, trovatosi a Bombay per nascondersi dalla giustizia. In India, il destino cala la sua carta tra amori, droga, criminalità organizzata e la più totale e genuina immersione in una cultura così tanto diversa da quella che conosciamo noi. Un passato cupo tormenta il protagonista ed egli dovrà
necessariamente fare i conti col senso di colpa per ciò che è stato e ciò che ha fatto.

È riduttivo definire Shantaram come un romanzo d’avventura, perché è anche intriso di una spiritualità profonda; temi come la redenzione, la capacità di perdonare e di perdonarsi, la ricerca ostinata della libertà sono elementi cardine del romanzo. Shantaram è uno di quei romanzi da leggere quando si ha il cosiddetto blocco del lettore. Avvincente e temerario ma anche profondamente introspettivo, questo libro riesce ad insediarsi nel cuore del lettore con una facilità disarmante, -complice anche la scrittura non
pretenziosa e scorrevole- tanto che le molte pagine, che inizialmente possono spaventare, non saranno un problema quando inizi ad affezionarti alla Bombay così controversa ma così vera e ai suoi abitanti nonché allo stesso protagonista che si impara ad amare apprezzandone tutte le sue sfaccettature e la sua natura profondamente umana.

Fun fact: è un romanzo autobiografico basato sull’esperienza vera di Roberts, al tempo rapinatore evaso dal carcere di Pentridge e rifugiatosi in India, a Bombay, dove ha vissuto per 10 anni prima di essere catturato nuovamente. In prigione, decide di scrivere Shantaram nei 13 lunghi e tormentati anni.

L’ARTE DI AMARE – Erich Fromm

“ Amore è interesse attivo per la vita e la crescita di ciò che amiamo. Là dove manca questo interesse, non esiste amore”

Con un excursus ricco di esempi, Erich Fromm ritrae l’immagine di una società, oggi più che mai attuale, malata d’amore e incapace di amare, persuasa dal senso di solitudine.

Saremo in grado di amare veramente solo quando ameremo noi stessi, quando sapremo stare serenamente soli, amando non per necessità, ma per la gioia nel dare, fondendosi con un individuo restando tuttavia due entità distinte.
Sarà mai possibile scrivere un ricettario per imparare ad amare? Assolutamente no.

Questo libro non vi darà alcuna risposta se non sarete in grado di cogliere e porvi la
domanda.

LA CASA DEI GUNNERRebecca Kauffman

“Magari sarà la cosa più bella che vedremo in tutta la nostra vita, avevano detto, parlando dell’eclissi.”

Questo romanzo ti immerge nel mondo di un gruppo di amici che, pagina dopo pagina, diventa anche il tuo. In alcuni passaggi ognuno può trovare stralci della propria infanzia: metodi per superare la noia che si sa, da bambini è sempre tanta; un personaggio molto simile a quell’amico delle elementari che chissà che fine ha fatto; ricordi lontani ma a tratti nitidi.
Racconta le prime amicizie che spesso perdi per strada, a volte mantieni, raramente riscopri. In questo romanzo, un episodio tragico permette a quei legami di ritrovarsi.

Il personaggio di Mikey, la sua complessità e profondità, è il fulcro di questo libro e collante della compagnia dei cinque amici, ormai adulti.

La sua emotività quasi bloccata è descritta spesso con la parola vuoto, una sensazione costante e inspiegabile, solo nelle ultime pagine trova risposta.
Un libro intrigante all’inizio e commuovente poi.

DIO DI ILLUSIONI – Donna Tartt

“Bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare”

Fino a dove si spinge il fascino del male?  E perché ciò che segretamente reputiamo bello è in qualche modo spaventoso?
Questi sono gli interrogativi indagati  in uno dei più grandi casi editoriali degli anni Novanta.

Il romanzo riflette su quanto siano potenti gli effetti del macabro, del grottesco e del mortorio sulla nostra psiche, elementi che in un’opera d’arte ci affascinano quanto terrorizzano. “La bellezza è raramente dolce o consolatoria. Quasi l’opposto. La vera bellezza è sempre un po’ inquietante.”

La concezione di “bello” per il mondo greco era ordine, armonia, simmetria, tuttavia l’esistenza dell’irrazionale nel mondo sensibile veniva accolta, contemplata ed esorcizzata. Perdere il controllo, “frantumare le catene del nostro essere” è ciò che i greci facevano per liberare di tanto in tanto quell’Io animalesco che i popoli civilizzati ossessionati dalle norme, dai valori e dal sempre più imponente Io razionale, hanno cercato di reprimere. Gli antichi greci incanalavano tali impulsi distruttrivi, non umani, in diversi rituali che sconvolgevano le leggi e i costumi. I cosiddetti “riti dionisiaci” toglievano le inibizioni dell’uomo e lo riducevano all’Io primitivo, selvaggio, libero dagli schemi sociali. Il caos generato da violenza e perdita del sé non aveva un’etica. Non era dunque né giusto né sbagliato.
Tali riti erano in qualche modo purificatori, prevenendo l’accumulazione di una forza primordiale distruttrice.

Quanto siamo diversi dai greci?

Il romanzo dunque ci invita a riflettere su quanto sia difficile da ammettere che l’idea di perdere il controllo sia affascinante quanto terrificante in un mondo dominato dalla razionalità.

Una riflessione sul male in ogni sua forma e il fascino irresistibile che esercita sulle anime apparentemente genuine perché ogni uomo ha a che fare con una parte di oscurità dentro di sé. Il lettore in questo caso è un outsider che da un lato condanna fermamente le violenze commesse, e dall’altro è inspiegabilmente rapito dalle dinamiche grottesche del romanzo, sedotto dal Male.

Quanto conosciamo noi stessi? E quanto possiamo scoprirci persone che non riconosceremmo?

TEMPI ECCITANTI –  Naoise Dolan

“Ecco cosa spaventa le persone che vogliono provare a entrare in intimità come te. Sanno che le respingerai. Hai rotto con l’amore della tua vita perché ti sei accorta che aveva il potere di feriti.”

Naoise Dolan ritrae in modo brillante e tagliente la difficoltà che hanno i giovani contemporanei non solo di esprimere i propri sentimenti ma di provarli in modo genuino. In una società sempre più mossa dal calcolo, la logica del guadagno capitalista si insidia anche nelle relazioni interpersonali, dove lo sfruttare e l’essere sfruttati per tornaconto personale appare l’unica scelta, se l’opzione risiede nel mostrarsi vulnerabili. Le parole di uno dei personaggi di questo romanzo, forse eccessivamente caustico, riflettono il profondo disagio di un’intera generazione e l’incapacità di comunicare le emozioni e di viverle come se fossero già destinate a finire.

A tutti, almeno una volta nella vita, è capitato di guardare il mondo con occhio cinico e disincantato e di misurare l’importanza di una relazione secondo una logica di guadagno.