Se avete già letto questa rubrica, potete saltare l’introduzione. Se non l’avete mai letta, potete saltarla ugualmente. Tanto chi si è mai fermato a leggere l’introduzione di qualcosa?

Introduzione

Ognuno di noi almeno una volta nella vita, anche solo per provare, si è imbattuto in qualche modo in un libro di storia: c’è chi l’ha fatto per interesse e chi perché costretto dai servizi sociali, c’è chi l’ha fatto per passione e chi invece avrebbe preferito essere il bersaglio durante una gara di sputi.

In ogni caso, ad ognuno di noi la storia ha lasciato qualcosa. Chi, per esempio, non ha mai utilizzato l’espressione “è stato più facile dell’invasione della Polonia” come termine di paragone delle proprie esperienze quotidiane? Chi non ha mai avuto un’animata discussione con gli amici al bar, possibilmente dopo il quinto negroni, sul fatto se sia o no vero che Gabriele D’Annunzio si fece asportare due costole e sui quali fossero le motivazioni che avrebbero spinto il Vate ad un tale scelta?

Perché la storia è anche questo: accanto ai grandi eventi e ai grandi personaggi ci sono aspetti della storia curiosi, comici, drammaticamente comici, dubbi o puramente e semplicemente ignoranti.

Con questa rubrica vogliamo ripercorrere in modo alternativo quella grande narrazione che ha portato la razza umana dal disegnare sulle pareti delle caverne a ballare in modo scomposto su TIK TOK (NDR, anche se a scrivere è una sola persona, per questa rubrica verrà utilizzato un decontestualizzato  plurale maiestatis ).

Vi auguriamo una buona lettura e ricordate sempre: mai invadere la Russia d’inverno!

La Grande Guerra degli emù del 1932

Ebbene sì, può sembrare una fake news, ma tra il 2 novembre e il 10 dicembre 1932 ci fu una guerra che vide contrapposti da un lato l’esercito australiano e dall’altro…gli emù, i lontani cugini degli struzzi. È la cosa che rende tutto ancora più assurdo, è che gli emù vinsero!

Per capire le origini di questo evento che mette in serio dubbio il fatto che l’umanità abbia vinto l’evoluzione, bisogna fare un passo indietro e rintracciare il casus belli di una delle guerre più strane mai combattute.

Lo scoppio delle ostilità

Australia, fine anni venti, la Grande Depressione colpisce l’ex colonia penale di Sua Maestà e il governo australiano, per contrastare la caduta del prezzo del grano, decise di aumentarne la produzione. Per questo motivo fu permesso a numerosi ex veterani del primo conflitto mondiale di iniziare a coltivare alcune zone dell’Australia occidentale fino ad allora parzialmente disabitate promettendo allo stesso tempo dei sussidi economici, mai arrivati(tematica molto attuale di questi tempi).

Ma nessuno poteva prevedere che oltre 20000 emù iniziassero a migrare verso le nuove coltivazioni, distruggendo le recinzioni e i raccolti lasciando dietro di loro, come un’orda di Unni, solo terra morta.

Preoccupati dalle continue scorribande del FAE (Fronte Armato Emù), i contadini australiani chiesero un intervento deciso all’allora Ministro della Guerra, Sir George Pearce, che decise di rispondere militarmente alla minaccia rappresentata dai grandi volatili. Il tempo della diplomazia era finito, la guerra era ormai alle porte.

Le operazioni militari furono condotte dal maggiore G.P.W. Meredith della settima batteria pesante della Royal Australian Artillery e dai suoi uomini, armati con due mitragliatrici Lewis e 10000 munizioni.

La prima fase del conflitto

Il contrattacco da parte delle forze australiane iniziò il 2 novembre, quando un reparto di ricognitori composto da circa 50 emù fu avvistato vicino alla città di Campion. Poiché gli uccelli erano fuori dalla gittata delle mitragliatrici, i coloni locali tentarono di trascinare gli emù in un’imboscata, ma gli uccelli si divisero in piccoli gruppi e corsero in modo che fossero difficili da prendere di mira. Tuttavia, dopo il fallimento del primo attacco, una seconda raffica di mitragliatrici fu in grado di uccidere “un certo numero” di uccelli. Durante il primo giorno di scontri circa una dozzina di emù fu abbattuta.

Due giorni dopo, il 4 novembre, circa 1000 emù si trovano nei pressi di una diga locale. Vedendo questo concentramento di forze, il comando militare australiano pensò di tendere un’imboscata ai pennuti, ma la velocità degli emù e l’inceppamento delle mitragliatrici rese questo secondo scontro inefficace.

La capacità tattica degli emù, unita alla loro conoscenza del territorio, rese enormemente complicato il loro abbattimento. In aggiunta a ciò gli emù risalutarono essere avversari parecchio ostici: infatti i grandi pennuti sono molto attenti ai rumori molesti e, anche quando raccolti in grossi assembramenti, hanno una grande abilità nel disperdersi e possono raggiungere i 50 km/h in corsa e cambiare velocemente direzione.

Per superare questa difficoltà, il maggiore Meredith ordinò che fosse montata una mitragliatrice su un camion, ma anche in questo modo gli emù si rivelavano essere più veloci e capaci di fuggire al fuoco nemico.

L’8 novembre, dopo una settimana di scontri, furono sparati oltre 2500 colpi con una stima di circa 50-200 uccelli morti.

Di fronte all’insuccesso dell’operazione e al clamore mediatico, il Parlamento australiano decise di sospendere le operazioni militari.

La seconda fase del conflitto

Nella foto, il sergente maggiore Squeak! Squeak! delle forze speciali Emù  si rilassa in un momento di pausa dagli scontri. Fonte: Archivio storico del ministero della Guerra Emù

Dopo il ritiro dei militari, gli attacchi dell’emù ai raccolti sono continuati. Gli agricoltori hanno nuovamente chiesto sostegno, citando il clima caldo e la siccità che hanno portato gli emù a invadere le fattorie a migliaia. Una seconda campagna militare iniziò il 13 novembre 1932, che si rivelò un certo successo nei primi due giorni, con circa 40 emù uccisi. I giorni successivi si rilevarono meno efficaci, ma entro il 2 dicembre i soldati uccidevano circa 100 emù a settimana. Meredith fu richiamato il 10 dicembre e nel suo rapporto ha affermato di 986 uccisioni con 9.860 colpi, a un ritmo di esattamente 10 colpi per uccisione confermata. Inoltre, Meredith ha affermato che 2.500 uccelli feriti erano morti a causa delle ferite che avevano subito.

Nonostante i problemi incontrati con l’abbattimento, gli agricoltori della regione hanno nuovamente richiesto l’assistenza militare nel 1934, 1943 e 1948, solo per essere rifiutati dal governo. Il conflitto si conclude con l’implicita ammissione della sconfitta da parte del governo australiano.

Il maggiore Meridith lodò sportivamente il nemico:

“Affrontano le pallottole con la robustezza di un carro armato. Se avessimo una divisione con la resistenza ai proiettili di questi uccelli, potremmo confrontarci con ogni esercito del mondo”

Commentando gli eventi bellici, l’ornitologo Dominic Serventy ha affermato

“I sogni dei mitraglieri di sparare raffiche su fitte masse di emù furono presto dissolti. Il comando emù ha evidentemente ordinato l’uso di tecniche di guerriglia, e il suo ampio e disorganizzato esercito si è immediatamente diviso in un innumerevole numero di piccole unità rendendo l’uso dell’equipaggiamento militare inefficace. Un esercito umiliato viene costretto quindi a ritirarsi dal campo di battaglia dopo quasi un mese.”

Ci vediamo alla prossima storia

Con discreto affetto

Il Biondo