Se avete già letto questa rubrica, potete saltare l’introduzione. Se non l’avete mai letta, potete saltarla ugualmente. Tanto chi si è mai fermato a leggere l’introduzione di qualcosa?

Introduzione

Ognuno di noi almeno una volta nella vita, anche solo per provare, si è imbattuto in qualche modo in un libro di storia: c’è chi l’ha fatto per interesse e chi perché costretto dai servizi sociali, c’è chi l’ha fatto per passione e chi invece avrebbe preferito essere il bersaglio durante una gara di sputi.

In ogni caso, ad ognuno di noi la storia ha lasciato qualcosa. Chi, per esempio, non ha mai utilizzato l’espressione “è stato più facile dell’invasione della Polonia” come termine di paragone delle proprie esperienze quotidiane? Chi non ha mai avuto un’animata discussione con gli amici al bar, possibilmente dopo il quinto negroni, sul fatto se sia o no vero che Gabriele D’Annunzio si fece asportare due costole e sui quali fossero le motivazioni che avrebbero spinto il Vate ad un tale scelta?

Perché la storia è anche questo: accanto ai grandi eventi e ai grandi personaggi ci sono aspetti della storia curiosi, comici, drammaticamente comici, dubbi o puramente e semplicemente ignoranti.

Con questa rubrica vogliamo ripercorrere in modo alternativo quella grande narrazione che ha portato la razza umana dal disegnare sulle pareti delle caverne a ballare in modo scomposto su TIK TOK (NDR, anche se a scrivere è una sola persona, per questa rubrica verrà utilizzato un decontestualizzato  plurale maiestatis ).

Vi auguriamo una buona lettura e ricordate sempre: mai invadere la Russia d’inverno!

I bunker della svizzera

La Svizzera non ha combattuto una guerra per oltre due secoli, adottando per tutto questo tempo una politica neutrale, ma ciò non vuol dire che gli svizzeri non tengano alla loro sicurezza: nel 20 °secolo, la Svizzera aveva più bunker che negozi di cioccolato e banche messe insieme.

L’ esercito che non ti aspetti

Fortificati con spesse mura di cemento, i bunker erano un modo per il governo svizzero di proteggere i suoi cittadini da un possibile attacco, specialmente durante la seconda guerra mondiale. Poiché il paese si trovava tra la Germania e l’Italia, i timori di una possibile invasione erano alti dato che i paesi dell’Asse puntavano a utilizzare la regione alpina come zona di passaggio per truppe e rifornimenti. In risposta, il governo svizzero ha fortificato i suoi confini montuosi con un sistema difensivo chiamato il ” Ridotto Nazionale “.

 

 

Grazie a questo sistema le autorità svizzere pensavano di poter resistere ad un possibile attacco straniero: in tutte le alpi svizzere ci sono infatti installazioni militari e bunker accuratamente nascosti in modo da fondersi con il paesaggio circostante. Alcuni di essi sono camuffati da enormi rocce, altri da tranquille ville o fienili che potrebbero aprirsi in caso di emergenza per rivelare cannoni e mitragliatrici pesanti che potrebbero ridurre in mille pezzi qualsiasi esercito in avvicinamento. Enormi caverne sono scavate sul lato delle montagne per funzionare da basi aeree. Tutti i principali ponti, tunnel, strade e ferrovie sono stati attrezzati in modo da poter essere fatti volontariamente crollare, quando necessario, per tenere fuori gli eserciti nemici. Le autostrade possono essere convertite in piste di atterraggio rimuovendo rapidamente i guardrail tra le corsie.

 

 

Ma per un così vasto e poderoso sistema di difesa è necessario avere un esercito adeguato: le forze armate della svizzera comprendono uno dei più grandi eserciti al mondo rispetto alla popolazione, con 200.000 effettivi e 3,6 milioni di riservisti su una popolazione di appena 8 milioni di abitanti. Ogni cittadino maschio sotto i 34 anni (in alcuni casi sotto i 50) è un soldato di riserva in un Paese in cui è ancora obbligatorio il sevizio militare maschile (volontario per le donne). Nel suo libro del 1984, La Place de la Concorde Suisse , l’acclamato autore del New Yorker John McPhee citava un ufficiale svizzero che diceva: “La Svizzera non ha un esercito, la Svizzera è un esercito”.

Pronti all’apocalisse

Il desiderio di sicurezza del piccolo paese alpino non finisce qui. Con l’inizio della Guerra Fredda una nuova minaccia mise in allerta le autorità svizzere: il rischio di una guerra nucleare.

 

 

Per far fronte a ciò la Svizzera ha costruito una vasta rete di rifugi antiatomici, non solo rafforzando ulteriormente gli edifici governativi come le scuole, ma anche attraverso un regolamento edilizio che dagli anni ’60 richiede rifugi nucleari anche negli edifici residenziali (la prima base giuridica in questo senso risale al 4 ottobre 1963) . Successivamente, la legge ha imposto che tutti gli edifici residenziali costruiti dopo il 1978 contenessero un rifugio nucleare in grado di resistere a un’esplosione di 12 megatoni a una distanza di 700 metri. La Legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile richiede ancora che ogni abitante abbia un posto in un rifugio vicino a dove vive.

 

Le autorità svizzere hanno mantenuto grandi rifugi comuni (come il tunnel Sonnenberg fino al 2006) riforniti con oltre quattro mesi di cibo e carburante. Secondo il Nuclear War Survival Skills , un manuale sulla protezione civile, dal 1986, “la Svizzera ha il miglior sistema di protezione civile, uno che include già rifugi antinucleare per oltre l’85% di tutti i suoi cittadini”. Nel 2006 erano circa 300.000 i rifugi costruiti in abitazioni private, istituzioni e ospedali, oltre a 5.100 rifugi pubblici per un totale di 8,6 milioni di posti, un livello di copertura pari al 114% della popolazione.
In Svizzera la maggior parte dei rifugi residenziali non sono più riforniti con il cibo e l’acqua necessari per un’abitazione prolungata e un gran numero è stato convertito dai proprietari ad altri usi (es. cantine , palestre ). Ma i proprietari hanno ancora l’obbligo di assicurare la manutenzione del rifugio.

Ci vediamo alla prossima storia

Con discreto affetto

Il Biondo