Se avete già letto questa rubrica, potete saltare l’introduzione. Se non l’avete mai letta, potete saltarla ugualmente. Tanto chi si è mai fermato a leggere l’introduzione di qualcosa?

Introduzione

Ognuno di noi almeno una volta nella vita, anche solo per provare, si è imbattuto in qualche modo in un libro di storia: c’è chi l’ha fatto per interesse e chi perché costretto dai servizi sociali, c’è chi l’ha fatto per passione e chi invece avrebbe preferito essere il bersaglio durante una gara di sputi.

In ogni caso, ad ognuno di noi la storia ha lasciato qualcosa. Chi, per esempio, non ha mai utilizzato l’espressione “è stato più facile dell’invasione della Polonia” come termine di paragone delle proprie esperienze quotidiane? Chi non ha mai avuto un’animata discussione con gli amici al bar, possibilmente dopo il quinto negroni, sul fatto se sia o no vero che Gabriele D’Annunzio si fece asportare due costole e sui quali fossero le motivazioni che avrebbero spinto il Vate ad un tale scelta?

Perché la storia è anche questo: accanto ai grandi eventi e ai grandi personaggi ci sono aspetti della storia curiosi, comici, drammaticamente comici, dubbi o puramente e semplicemente ignoranti.

Con questa rubrica vogliamo ripercorrere in modo alternativo quella grande narrazione che ha portato la razza umana dal disegnare sulle pareti delle caverne a ballare in modo scomposto su TIK TOK (NDR, anche se a scrivere è una sola persona, per questa rubrica verrà utilizzato un decontestualizzato  plurale maiestatis ).

Vi auguriamo una buona lettura e ricordate sempre: mai invadere la Russia d’inverno!

L’isola delle donne volanti

Nei primi anni del Novecento strani fenomeni avvennero nella piccola isola di Alicudi, nelle Eolie: visioni di streghe, animali fantastici ed eventi al limite del paranormale sono solo alcuni dei racconti tramandati su questo periodo. Ma cosa è successo in realtà?

Tra mito e leggenda

Le Eolie ancora oggi conservano un’aura di mistero e di magia, abitate fin dalla preistoria, poi colonie greche, nei millenni le isole dell’arcipelago sono state teatro di avvenimenti fantastici e culla di leggende e miti.

 

 

Vengono citate nel Libro X dell’Odissea di Omero, dove sono individuate come il luogo in cui si rifugiò Ulisse subito dopo la guerra di Troia. Si narra che l’eroe greco fu ospitato da Eolo, conosciuto come il Dio dei venti, da cui prende il nome l’arcipelago. Secondo la leggenda questi viveva sull’Isola Eolia, località che per la sua ubicazione è stata identificata con l’Isola di Lipari, la più grande delle Eolie.

 

 

Secondo un altro mito Liparo, uno dei tre figli del re campano Ausone nonché nipote di Ulisse, in seguito a una lite con i fratelli fu costretto a lasciare la Campania insieme ai suoi guerrieri e trovò riparo alle Eolie dove fondò una colonia sulla maggiore delle isole che da allora prese il suo nome e cioè Lipari. Il mito narra che il dio dei venti Eolo un giorno giunse con il suo seguito sull’isola, qui incontrò Liparo con cui strinse amicizia. Il sovrano esule allora chiese al dio aiuto per poter ritornare nella sua terra nativa, in cambio avrebbe offerto il dominio sull’interno arcipelago e la mano della figlia Ciane. Eolo acconsentì e fece in modo che Liparo potesse tornare sul continente dove fondò una nuova colonia nei pressi della penisola sorrentina, da allora il dio nascose negli anfratti rocciosi dell’isola la sua otre che conteneva e custodiva i venti che venivano liberati ogni qualvolta servisse il loro potere distruttivo.

Donne volanti e tagliatori di tempeste

Alicudi è una delle più piccole e selvagge isole dell’arcipelago vulcanico delle Eolie insieme a Filicudi, la sua gemella. Senza un porto principale o una rete di strade asfaltate o automobili, è il luogo perfetto per coloro che desiderano uscire del caos della vita urbana ed immergersi nella tranquillità e nella natura. C’è infatti un solo ristorante, due negozi di alimentari, un’edicola e un negozio di souvenir. È per quanto riguarda i residenti, ce ne sono poco meno di 100, per lo più costituiti da pescatori e pastori di capre che fanno affidamento sui loro fidati asini per trasportare i loro carichi pesanti attraverso l’isola.

 

 

Ed è proprio in questo piccolo angolo di Paradiso che ha inizio la nostra storia.

 

 

Secondo i racconti, a partire dal 1902, gli arcudari, cosi sono chiamati gli abitanti di Alicudi in siciliano, cominciarono ad avere strane visioni. Fiorirono leggende di donne volanti, soprannominate mahare (maghe) arcudare: stando ai racconti popolari erano capaci di trasformarsi in corvi e gatti, di gettare il malocchio e di fare potenti incantesimi, ma soprattutto padroneggiavano il potere di alzarsi in volo per raggiungere Palermo, dove si recavano per prendere parte alla movimentata vita di una delle più importanti capitali mediterranee, o addirittura la Tunisia e altri luoghi della costa africana, posti da cui le donne volanti rientravano portando con loro oggetti e abiti straordinari che nessuno aveva mai visto sull’isola. Le streghe arcudare erano capaci di levitare in aria, di cavalcare scope, ma anche di spiccare il volo alla guida delle piccole barche dei pescatori che in molti giuravano di avvistare mentre solcavano i cieli durante le notti stellate e di luna piena. Spesso le mahare che di notte volavano verso il mare aperto erano le mogli dei pescatori impegnati in lunghe e pericolose battute di pesca, per questo le streghe volavano alla ricerca dei mariti al fine di proteggerli dalle insidie del mare, propiziarne la pesca e sorvegliarne il rientro a casa.

 

 

Gli incontri delle mahare di Alicudi si tenevano sulle spiagge, dove gruppi festanti e gioiosi di uomini e donne, imbandivano tavole ricche di ogni prelibatezza. I pescatori avvistavano dalle barche al largo questi convegni che, stando ai racconti, si tenevano su lembi di spiaggia inaccessibili dalla terra e nascosti dalle scogliere. In molti pare abbiano raggiunto la riva per prendere parte ai banchetti, stando ben attenti al rispetto di un tabù che imponeva, una volta accolti dalle streghe alla loro tavola, di non lamentarsi della qualità del cibo e delle bevande offerte, spesso amare, pena l’essere bastonati e gettati in mare.

 

 

Oggi i pochi arcudari che popolano l’isola affermano di non vedere più nulla da tempo, ma tutti credono fermamente alla veridicità di queste straordinarie visioni. Un racconto, molto diffuso sull’isola, narra di tre donne vestite di nero che venivano avvistate in spiaggia intente nella preparazione di una pozione magica con dell’acqua in una ciotola mentre recitavano formule segrete. La pozione a volte era utilizzata dalle mahare per spiccare il volo, altre volte era offerta ai pescatori aprendo loro le porte di regni fantastici. L’acqua come elemento magico caratterizza anche i racconti che tramandano di donne capaci di trasformarsi in uccelli, in particolare in corvi: queste versavano acqua in una bacinella nella quale mettevano a mollo i piedi, in pochi minuti si trasformavano in uccelli e volavano via verso luoghi lontani.

 

 

Oltre alle “donne volanti”, molti racconti parlano anche di marinai che tagliavano le trombe marine tramite un rituale che consentiva di salvarsi dalle insidie del mare: utilizzando precisi movimenti delle mani questi marinai riuscivano a far sì che la tempesta si affievolisse avvicinandosi alla barca fino a diventare un filo che si spezza in due parti lasciando incolume l’equipaggio. E ancora, pietre che venivano lanciate dall’alto, rumori di catene. di giovani che si trasformano in strani animali, di marinai che volano in cielo con le loro barche, di oggetti incantati e di incontri con gnomi, diavoli e santi.

 

Attento alle corna

Ma è possibile che si tratti solo di leggende?

 

 

Secondo alcune ipotesi, la causa di queste visioni straordinarie, è da attribuire al consumo di pane prodotto con segale infestata dalla claviceps purpurea, un fungo parassita delle graminacee, conosciuto anche con il nome di ergot, in francese ‘sperone’, per via degli sclerozi a forma di corna che crescono sulle spighe della pianta da cui deriva il nome ‘segale cornuta’ con il quale è conosciuta nella tradizione popolare. Al giorno d’oggi questo patogeno non causa grossi problemi alle coltivazioni, tuttavia nel passato ha arrecato grosse problematiche e portato a risvolti storici e sociali non indifferenti. L’alimentazione di farine ottenute da segale contaminata causa una serie di disturbi anche molto gravi che prendono il nome di ergotismo.
Tra gli alcaloidi isolati in questo fungo venne individuato l’acido lisergico, la cui dietilammide, scoperta ad inizio ‘900 dal chimico svizzero Albert Hofmann, è sicuramente più conosciuta con il nome di LSD.

 

 

Conseguentemente a questa scoperta ci furono studi che misero in correlazione il consumo di farine contaminate dal fungo con alcuni casi di follia collettiva accaduti nel medioevo e con diversi episodi che sfociarono in cruenti processi per stregoneria.

 

 

La piccola comunità di Alicudi vive tuttora con le scorte alimentari provenienti da Palermo e dalla vicina Filicudi, visto che l’unica risorsa alimentare presente sull’isola è la pesca: fino agli anni Sessanta gli approvvigionamenti di cereali arrivavano una volta al mese, così, specie durante i periodi di carestia e guerra, la popolazione di Alicudi rischiava l’estinzione, pertanto si arrangiava con tutto ciò che offriva l’isola, segale compresa.

 

 

La scarsità di altre fonti alimentari alternative e il clima dell’isola hanno prodotto questo brutto fungo che, se ingerito, causava allucinazioni di massa, isteria, ipnosi e autosuggestione. Quando il fungo arrivò ad Alicudi, a inizio Novecento, quasi sicuramente gli arcudari non avevano la minima idea degli effetti che poteva avere il pane fatto con la segale cornuta.

Sembra che la vicenda possa essere collocata in un arco di tempo ben circoscritto e cioè tra il 1902 e il 1905, periodo in cui carestie, emigrazione e povertà avevano costretto gli isolani a panificare con derrate di segale colpite dall’ergot. Forse proprio come conseguenza della fame prodotta dalle carestie, molti racconti tramandano storie di lauti banchetti e feste in spiaggia ricche di ogni prelibatezza.

 

 

Alla fine, la chiesa locale dichiarò il pane “il pane del diavolo” e la gente lo evitò finché non scomparve completamente negli anni ’60. Ma molti anni dopo, i residenti più anziani di Alicudi raccontano ancora le storie di quelle strane visioni allucinatorie di eventi assurdi e magici.

Ci vediamo alla prossima storia

Con discreto affetto

Il Biondo